Chi può dirlo?

a cura di Florinda Barbuto

Il giusto equilibrio tra pianificazione e apertura

Ci sono diversi modi in cui le persone approcciano alla vita. Diverse filosofie, correnti di pensiero, valori, ideali, vision, mission e quanto altro.

Vorremmo qui condividere una riflessione su due di queste modalità con cui le persone abitualmente affrontano la vita, modalità che si possono raffigurare come i due estremi di un continuum.

Da un lato, c’è chi pianifica perfettamente tutto, dall’altro, chi prende la vita come viene.

Uno dei due estremi può considerarsi migliore dell’altro? Ed è possibile raggiungere un equilibrio tra le due?

Il pianificatore

Il pianificatore lo si riconosce facilmente. 

  1. Usa strumenti quali l’agenda, preferibilmente 16-mesi, il planning, calendar e simili. 
  2. Schedula gli appuntamenti in orari precisi, avendo cura di definire sempre, oltre all’orario di inizio, anche quello in cui l’attività finisce.
  3. La sua forma mentis è quella tipica del project manager: si ragiona per vision e mission, in base a questi si definiscono gli obiettivi, a lungo-medio-breve termine, e i task per poterli realizzare.
  4. Si riconosce come una persona determinata, che affronta la vita con grinta; punta a prendere quello che desidera, partendo dal mettere a fuoco con precisione la propria meta.
  5. Non accetta un no come risposta e tende a trasformare ogni ostacolo in una sfida, ogni crisi in una opportunità.

I vantaggi di questa modalità sono facilmente intuibili. Il pianificatore difficilmente inciampa nel vittimismo e nel rimuginare. Tende ad aver ben chiari i propri obiettivi e si dota di tutti gli strumenti utili per raggiungerli.

Dietro questa modalità ci possono essere, tuttavia, elementi che possono sfuggire alla consapevolezza come, per esempio:

  • il bisogno di tenere tutto sempre sotto controllo,
  • la ricerca di una rassicurazione che si ritrova nella rigidità, con la conseguente difficoltà a essere flessibile,
  • il desiderio di contenere un’ansia che altrimenti potrebbe essere vissuta come eccessiva,
  • una difficoltà a entrare in contatto profondo con le persone e le situazioni, con il conseguente eccessivo carico emotivo che questo comporterebbe,
  • la ricerca di conferme nella propria efficienza.

L'improvvisatore

Nel cercare il termine più adatto per “etichettare” l’opposto del pianificatore ci è sembrato subito evidente che non ce ne sia uno unico e che ogni possibile alternativa porti con sé un’accezione particolare.

Quello scelto, l'improvvisatore, richiama l'idea di un modo di procedere non programmato.

Altri termini con sfumature diverse potrebbero essere quel del lassista che richiama il concetto del laissez-faire, tipico di colui che è accomodante, permissivo, che lascia passare e che, quindi, non controlla, ma neanche guida, orienta, dirige. Qualcuno che, appunto, lascia fare, agli altri, al destino, a Dio.

Termini con un’accezione più positiva possono descrivere questo tipo di persona come sognatrice, rilassata, come colei che improvvisa, si affida all’estro, prende la vita come viene.

Chi si riconosce in questa modalità molto probabilmente:

  1. ama il cambiamento,
  2. tende a vivere prevalentemente alla giornata,
  3. non prepara la sera prima gli abiti che indosserà il giorno dopo,
  4. quando incontra un ostacolo tende a cambiare strada,
  5. si trova a dire frasi come: andrà tutto bene, Dio vede e provvede, Era destino.

I vantaggi di questa modalità sono evidenti nel respiro di sollievo che si tira leggendone la descrizione. Tale approccio porta la persona a vivere nel qui-ed-ora, piuttosto che proiettata nel futuro, dotandola, spesso, di una sana dose di ottimismo e di una grande flessibilità.

Anche dietro questa modalità, tuttavia, ci possono essere difficoltà che possono sfuggire alla consapevolezza come, ad esempio:

  • lasciare andare può essere un modo per non affrontare ciò che genera ansia; il paradosso è che la non pianificazione di per sé non fa che aumentare l’ansia anziché contenerla,
  • la persona può avere una bassa autostima e scarsa fiducia nelle proprie capacità, scegliendo pertanto di affidarsi agli altri, alla fede o al fato,
  • per la paura di sbagliare e di subire le conseguenze dei propri errori la persona preferisce non assumersi la responsabilità delle proprie scelte e azioni,
  • se non investo non perdo: pur di non accettare il rischio del fallimento, la persona preferisce non investire e non rischiare,
  • chi predilige questo approccio potrebbe non aver appreso e allenato competenze quali quelle di credere in se stessi, definire i propri obiettivi, agire per realizzarli.

La virtù sta nel mezzo

Nello scorrere queste due descrizioni, probabilmente, ti sei riconosciutə prevalentemente in una delle due. Oppure potresti essere una di quelle persone che risponde con Dipende, dalle situazioni, dal contesto, dal momento.

Qualunque sia il tuo punto di partenza vogliamo condividere con te la nostra idea secondo cui una cassetta degli attrezzi è tanto più funzionale quanto più è ricca e ampia. Per cui, qualunque modalità tu senta più congeniale alla tua indole, darti la possibilità di andare oltre le difficoltà che ciascuna porta con sé e arricchendoti dei vantaggi che entrambe offrono, avrai l’opportunità di scegliere nei diversi momenti della tua vita, quando e in quali dosi, le due possano essere più utili.

Un piccolo esercizio per te

Se tendi prevalentemente a essere un pianificatore è molto probabile che tu faccia fatica ad avere a che fare con un improvvisatore (per pura comodità usiamo questo termine, con tutte le sfumature sopra descritte). Se, al contrario, la tua modalità abituale è quella di prendere la vita come viene, molto probabilmente vivrai con insofferenza la vicinanza di un pianificatore.

L’esercizio che ti proponiamo è di scegliere una o più persone a te vicine che agiscono nella modalità opposta alla tua. 

Adesso ci sono due tappe.

In primo luogo, prendi contatto con le emozioni negative che la modalità dell’altra persona ti suscita. Queste ti diranno ben poco della persona che hai di fronte e tantissimo su di te.
Quelle sensazioni che provi sono la chiave di lettura per capire le difficoltà, probabilmente inconsapevoli, che ti guidano nelle tue scelte. 
È, infatti, proprio per evitare queste emozioni che tendi ad evitare quella modalità, soffocando il tuo pianificatore interno se sei un improvvisatore, o il tuo improvvisatore interno se sei un pianificatore.

Dopo che avrai ascoltato le tue resistenze, avvicinati nuovamente alla persona o alle persone che hai scelto e chiediti come possono diventare, anziché tue nemiche, tue alleate. L’altro che ha una modalità diversa da noi, infatti, può mostrarci un modo diverso dal nostro di affrontare la vita che, come abbiamo visto, inevitabilmente porta con sé vantaggi diversi dal nostro.

E, se proprio quella modalità non la sentiamo ancora accessibile, possiamo integrare le nostre mancanze, rendendo l’altro il nostro socio in affari, che compensa i talenti che ancora non abbiamo allenato.

Nel fare questo esercizio annota le tue sensazioni e i tuoi pensieri. E monitora i cambiamenti che avvengono. Non c’è un tempo preciso per realizzarlo. Lascia che il tuo quaderno e il tuo esercizio ti accompagnino abbastanza a lungo quanto è giusto per te per considerarlo concluso.

Quella è la mia strada. Tuttavia, chi può dirlo?

Quando avremo imparato ad integrare le due modalità, sempre più spesso, ci troveremo a vedere in modo chiaro i nostri obiettivi e la strada da percorre per raggiungerli e, allo stesso tempo, saremo disponibili ad assumere un atteggiamento nuovo, aperto al cambiamento, alle sorprese che la vita può donarci, pronti ad accogliere a braccia aperte quello che verrà, fiduciosi che qualunque cosa accadrà potremo affrontarla nel migliore dei modi.

Uno sguardo adulto che sa cosa vuole e tende la mano nella giusta direzione per prenderlo.

Con il cuore del fanciullo che con onestà alla domanda su cosa ci riserva il futuro risponderebbe Chi può dirlo?

Ricordati di vivere

Cosa è che ci muove a realizzare tutto questo? L'invito a ricordarci di vivere. Invito che condividiamo con le parole di Jovanotti che canta

Vediamo cosa ci riserva questa sera
Che è cominciata con un desiderio
Di vivere le cose che verranno
Connessi col respiro e senza troppo affanno
Prendendo esempio da quelli che sanno
Da quelli che non parlano, ma fanno
Muovermi è un buon metodo
Per stare in equilibrio sopra a un filo
Ridefinirmi un po' come fa il cielo sulla testa mia
Le regole dell'anarchia
E quel momento magico dopo i preparativi
In cui la barca prende il mare e ci si sente vivi
Con solo l'orizzonte come limite
Ricordati di vivere
E un testimone complice e invisibile
Ricordati di vivere
Ed un sorriso antico come viatico
Ricordati di vivere, oh
[...]
Se anche ti restasse solo un attimo
Ricordati di vivere
Se nelle tasche avessi solo polvere
Ricordati di vivere
Come se fosse sempre il primo battito
Ricordati di vivere, oh

(Ricordati di vivere - Jovanotti)

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07/05/2024 18:45

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Ho una malattia si chiama fantasia: porta quasi all'eresia è considerata pazzia…
Cappellaio Matto