a cura di Florinda Barbuto
Il romanticismo delle cartoline
Appartengo a quella generazione fortunata che ha conosciuto le cartoline e i francobolli.
Quella generazione che ha potuto provare il piacere di pensare a persone care e ad amici dal luogo di villeggiatura (la si chiamava così quando non era instagrammabile), scegliere con cura per loro la cartolina giusta e il pensiero giusto da scrivere.
Quella generazione che ha potuto provare il piacere di trovare delle cartoline nella cassetta della posta al rientro dalla villeggiatura.
Le cartoline violavano ogni possibile legge sulla privacy, perchè quanto scritto era accessibile a tutti, dal postino a chiunque avesse la chiave della cassetta della posta. Motivo per il quale si correva per cercare di arrivare ad esse prima dei nostri genitori.
Le cartoline violavano ogni possibile strategia di marketing basata sulla rapidità. Sapevi quando le spedivi, non sapevi mai quando sarebbero arrivate. Spesso le spedivi in costume, arrivavano quando indossavamo già sciarpa e cappello.
Questa cartolina è per te
La tecnologia e il progresso ci hanno fatto perdere tanto romanticismo.
Allo stesso tempo sono innegabili i vantaggi che ci hanno offerto.
Uno di questi è la possibilità in questo momento di inviare questa mia cartolina a tuttə lə (mieə) pazienti.
Uso una etichetta generica ma è al volto di ciascunə di loro che penso mentre la scrivo.
Agosto, l’estate: una stagione, mille vissuti
Agosto è tempo di ferie. Lo è per tuttə. Anche per chi in vacanza non è, perché ci è già stato o perché non ci andrà. Anche per chi le ferie non le ha.
È tempo di ferie per tuttə perché si respira comunque un’aria diversa. Diverso è il traffico in città. Diversi sono i piatti che vengono serviti a tavola. Diversi sono i volti che incontriamo. Diverso è il ritmo della giornata.
Agosto, e in generale l’estate, è fonte di vissuti tanto diversi.
Può essere gioia e serenità. Un tempo di una felicità superiore, per quanto si sta sperimentando in questo momento. Piacere della scoperta di nuovi amici e nuovi mondi inesplorati. Ritorno a terre familiari e affetti che ci erano mancati.
Per altri può essere pregna di emozioni meno piacevoli. Può essere fonte di nostalgia, pensando a persone care che non ci sono più. Rabbia per occasioni mancate. Paura per quel che accadrà quando tutto tornerà alla normalità di settembre. Frustrazione per non potersi permettere la vacanza che si era sognata. Tristezza per la solitudine che fa eco dai tavoli vicini che suonano allegria.
xxx, ti penso da…
Più o meno erano questi i messaggi che si scrivevano sulle cartoline
xxx, ti penso da...
saluti da....
mi manchi...
ci vediamo presto
Ed è questo il messaggio che voglio inviare a te che sei, o sei statə, (miə) paziente.
A te che con grande coraggio hai iniziato un percorso terapeutico.
A te che con grinta hai accettato la sfida che questo ha comportato.
A te che ti sei impegnatə nell’apprendere nuovi modi di agire.
A te che hai imparato con fatica ad abbandonare le tue corazze e le tue difese.
A te che ti sei messə in discussione, per te e per tutte le persone che conosci che in terapia non ci vanno.
A te che hai cercato dentro di te il tuo riscatto.
A te che hai iniziato a trattarti con più tenerezza.
A te che hai affrontato la paura dell’ignoto.
A te che hai avuto il coraggio di guardare in faccia i mostri del passato.
A te che condividi con orgoglio il tuo percorso, aiutando gli altri a smettere di vergognarsi di raccontarlo.
A te che hai imparato a chiedere aiuto.
A te che ti sei sedutə ad ascoltare i tuoi silenzi e le tue fragilità.
A te che hai avuto il coraggio di odiare i tuoi genitori per poi imparare ad amarli in modo più adulto.
A te che con timidezza e poi sempre più forza hai iniziato a darti il permesso di esplorare la tua sessualità, qualunque volto essa avesse.
A te che hai avuto l’umiltà di imparare, a qualunque età.
A te che hai accettato il rischio di metterti in cerchio e di svelarti, non solo con me, ma anche con altre persone in gruppo.
A te che hai trovato la forza di smettere di dare colpe, per primo a te stessə.
A te che hai imparato a riconoscere i messaggi del tuo corpo e a dar voce alle tue emozioni, anche quando questo è stato e, spesso, continua ad essere estremamente doloroso.
A te che per la prima volta sei riuscitə a dire di no, per poi imparare a dire di sì, ogni volta che volevi.
A te che ti sei datə il permesso, finalmente, di raggiungere i tuoi traguardi e successi.
A te che hai scoperto la meraviglia dell'amare e dell'amarti, o che hai iniziato a farlo.
A te che sei cadutə e ti stai rialzando.
A te che se miə paziente e ancora prima hai scelto di esserlo, paziente, in tutti i sensi.
A te che hai accettato di dare fiducia a me e ancor prima a te stessə.
Perché sì, io ti ho teso la mano, ti ho proposto di camminarti a fianco, ho condiviso con te le mie conoscenze e i miei strumenti. Ma sei tu a fare il resto.
Ed è per questo che (miə) è tra parentesi, perchè prima di essere miə, o di chiunque altro, tu sei di te stessə.
xxx, ci vediamo presto.
Ci vediamo dopo la pausa estiva, che sia o meno tempo di vacanza, che sia tempo di gioia o di nostalgia, di esplorazioni o frustrazioni.
Ci vediamo per riprendere il nostro cammino insieme.
Ricordando che ogni difficoltà che incontreremo non sarà un ostacolo che ci fermerà ma una criticità da affrontare insieme.
Imparando nel frattempo a gioire dei tanti, piccoli e grandi successi, che la vita saprà donarti, che tu saprai conquistarti e concederti.